Prestiti più convenienti: informazioni sul tan

Quando si parla di prestiti è facilissimo sentir parlare anche del tasso d’interesse. Tanto per fare un esempio, qualsiasi pubblicità vista in tv o su internet fa rimbalzare questo termine come fosse il solo e unico caposaldo dei prestiti (o mutui) odierni. Come mai?

In un certo senso, a dire il vero, non è per nulla sbagliatom infatti i tassi non potete in alcun modo evtarli e grazie a questa guida capirete il perché.

Ci concentreremo in particolare su uno specifico tasso d’interesse, il TAN, tanto conosciuto quando temuto dai clienti.

I tassi generali di due tipi

Dato che si parla di tassi d’interesse, non possiamo girare lo sguardo di fronte ai tassi fissi e a quelli variabili. A proposito di annunci e marketing riguardanti i prestiti, la prima cosa che salta all’occhio riguarderà proprio la battaglia fra tasso fisso e tasso variabile, che sono letteralmente l’uno l’opposto dell’altro.

Se per tasso fisso si intende un tasso d’interesse che non si muove a seconda degli spostamenti finanziari a livello europeo (e non), per tasso variabile invece si intende l’esatto contrario. È appunto variabile, e proprio per questo varia a seconda di quello che il mercato finanziario offre. Da questo punto di vista, perciò, si tratta di un rischio maggiore, a fronte di un costo iniziale più gestibile.

Il TAN: significato dell’acronimo e caratteristiche

Come si deduce dal titolo del capitolo, per descrivere il TAN bisogna prima sciogliere la sigla che lo rappresenta. Per TAN si intende banalmente il Tasso Annuo Nominale, ma cosa vuol dire nel pratico? Scopriamolo insieme.

Dunque, per prima cosa bisogna ricordare a tutti che il TAN è ciò che definirà in linea di massima quanto sarà alta la somma da pagare per voi che richiedete il prestito. Non è esattamente e puramente la cifra che dovrete corrispondere nelle varie rate, ma più che altro proprio il tasso d’interesse, appunto, che va a completare la somma.

In sostanza, è quello che va pagato in più oltre alla rateizzazione. Sono gli oneri, insomma, che variano a seconda del tasso, appunto. Se scegliete un prestito con TAN, non avete la certezza che i costi da corrispondere all’istituto di credito o alla banca non si alzino, mentre col TAEG è diverso (ma questo è un altro paio di maniche).

La cosa importante che va ricordata è che il TAN influisce su tutto il prestito: quindi sul suo costo generale per voi, sul numero delle rate, sulle cifre da restituire e anche sulle tasse da pagare ulteriormente. Nel TAN, insomma, non è detto che le spese non oscillino o diventino più gravose, a seconda delle condizioni del mercato.

Convenienza: sì o no?

Siamo giunti alla questione più calda e fondamentale. Al di là di numeri, tecnicismi e discorsi finanziari, conviene o no siglare un contratto di prestito con TAN? Le risposte, com’è prevedibile, possono essere di vario tipo e andare tutte in direzioni opposte.

Da un lato è importante sapere che col TAN non avrete certezze sui costi, come dicevamo. Mi spiego meglio: spesso capita di trovarsi con qualche sorpresa all’arrivo del pagamento, dopo la firma del contratto magari. Non sarà per forza tutto nero su bianco fin dall’inizio.

Dall’altro lato va ricordato a più riprese che i TAN sono sempre presenti in ognuna delle rate e, di conseguenza, non potete liberarvene prima che inizino i pagamenti. Non esiste, in sostanza, un modo per saldare subito questi tassi d’interesse, che si ripresenteranno puntualmente ad ogni scadenza pattuita con la banca di riferimento.