Informazioni sugli interessi dei prestiti più convenienti: costi e tutti i dettagli

Come molti forse sanno, i prestiti e i finanziamenti, qualsiasi essi siano, sono spesso collegati al concetto di tasso d’interesse. Spesso capita che il tasso d’interesse spaventi il cliente, e molti richiedenti, infatti, si tirano indietro perché non ne conoscono la vera natura. Senza farsi troppi castelli in aria, i tassi d’interesse possono diventare delle armi a vostro favore quando vi confrontate con la necessità di chiedere un prestito.

In questa guida cercheremo di fare più chiarezza possibile non solo sulle varie categorie e tipologie di tassi d’interesse, ma proveremo anche a spiegare il perché diventano elementi essenziali e intrinseci alla scelta del prestito stesso.

La prima differenza: variabile e fisso

Parlando di tassi, non si può non parlare di costi. In generale, la prima domanda da porsi riguardo un prestito, per decidere e capire se conviene o meno, riguarda proprio le cose da pagare: quanto costa un prestito, alla fine della fiera? Ecco, è proprio qui che intervengono i tassi d’interesse.

Il primo ostacolo da superare riguarda due categorie di tassi che sono forse le più generali, ma anche quelle determinanti a fini del prestito. Facendo un discorso ampio e il più possibile completo, possiamo dire che la maggior parte dei tassi sono variabili o sono fissi.

Partendo dai variabili, possiamo dire con assoluta certezza che sono quelli un po’ più pericolosi, in un certo senso. Il motivo è molto semplice: come suggerisce il nome, un tasso variabile si muove, oscilla a seconda di determinati parametri finanziari (il principale è il tanto famigerato spread). In parole povere, se optate per un tasso variabile, vi esponete al pericolo che i costi salgano, o comunque siano in balia della finanza. È per questo che la base di partenza di queste tipologie è di solito è bassa (in sostanza, sono di base più economici, perché il rischio è più alto).

Parlando invece dei tassi fissi, mi sembra scontato che avvenga l’esatto opposto. È un percorso diverso, perché con un tasso fisso il cliente ha già tutte le carte in mano: magari costa di più, ma non riserva brutte sorprese, proprio perché è fisso e non dipende dal mercato.

C’è poi una eventuale terza via, che in molti scelgono di prendere. Si tratta di una via di mezzo tra i vantaggi del fisso e quelli del variabile. Una soluzione a metà che però consente al cliente di non essere totalmente in balìa dello spread ma, allo stesso tempo, di avere comunque la possibilità di non pagare un tasso troppo alto già in partenza.

Il Tasso Annuo Nominale

Abbiamo appena visto le categorie generali di tassi d’interesse. È venuto il momento, quindi, di parlare di quelle più specifiche, che sono due: il Tan e il Taeg, molto semplicemente. Prima di entrare nel discorso, però, è bene sottolineare e chiarire ancora meglio di cosa parliamo quando facciamo riferimento ai tassi d’interesse. Che cosa si intende? E che cosa vuol dire?

In sostanza, un tasso d’interesse è generalmente la quota di interesse, appunto, che l’istituto creditore tiene per sé una volta erogata la somma di riferimento al cliente. Come potete ben immaginare, un tasso più alto corrisponde a una maggiore cifra da corrispondere all’istituto, e viceversa.

Chiarito questo punto, andiamo a vedere cosa vuol dire Tasso Annuo Nominale. Già dal nome si può intuire che parliamo di un tasso che si basa sull’annualità del prestito, ma nel dettaglio abbiamo a che fare con un tasso d’interesse che è strettamente legato alla somma che dovrete pagare per ogni rata da restituire. Il Tan, così come il Taeg, può essere sia fisso che variabile, con tutte le conseguenze di cui abbiamo parlato prima.

Il Tasso Annuo Effettivo Globale

La seconda tipologia di tasso d’interesse può sembrare simile all’altra, ma in realtà nasconde peculiarità altrettanto interessanti. Dal suo punto di vista, il Taeg parte da un presupposto differente. Infatti di fronte a noi abbiamo un tasso d’interesse che disegna perfettamente quello che si andrà a spendere, appunto, in maniera globale, totale.

A differenza del Tan, che segnala soltanto determinate spese, il Taeg ha una marcia in più, perché sottolinea ogni tipo di costo che dovrete affrontare durante la richiesta e poi l’accettazione del prestito. Tanto per fare un esempio, molti di voi sapranno che per diversi prestiti sono richieste anche delle specifiche assicurazioni. Ecco, il Taeg vi segnalerebbe anche il prezzo aggiuntivo di questo tipo di cose.  Non starò qui ad elencarli tutti, ma ci sono tanti altri fattori economici che vengono messi in luce dal Taeg.

Comunque la conclusione è che il Taeg è forse lo strumento più sensato per valutare davvero il livello di un prestito rispetto a un altro, la sua convenienza magari, e l’effettiva necessità che avete voi in quanto richiedenti. Tenendo d’occhio il Taeg, in sostanza, potreste davvero capire fino in fondo con cosa avrete a che fare.